lunedì 16 novembre 2009

video Tetraedro


L'Ardenza 2007

Dove: Sicilia - Italia
Denominazione: Igt - Indicazione Geografica Tipica
Tipologia: Rosso
Vitigni: Mondeuse
Alcool: 13,50
Prezzo: 16 € circa
Data degustazione: 10/11/2009
Valutazione: @@@@


La Mondeuse è una cultivar originaria della Savoia, viene anche chiamata Mondeuse Noir, se i vigneti riscontrano le condizioni ideali d’esposizione alla luce del sole e caratteristiche pedoclimatiche favorevoli, per potere essere indirizzate verso una migliore maturazione delle uve, potranno scaturire vini ben strutturati, decisi, aromatici e speziati.


La Mondeuse in Italia è conosciuta in Friuli ed è chiamato Refosco, fa parte della Doc Grave del Friuli e Latisana. Il clone riconosciuto più interessante è il Refosco dal Peduncolo Rosso.

C’è anche da dire che si ritiene tale identificazione sia scaturita da un equivoco generatosi dal fatto che il Refosco Californiano sia stato erroneamente denominato in tale modo quando venne introdotto in America. Trattandosi, invece, a tutti gli effetti della Mondeuse.


Da studi effettuati in laboratorio si sa oramai per certo che nel pedigree del Syrah c’è la Mondeuse.

Nelle terre nere dell’Etna la coltivazione delle vite è di tradizione. Un’ eredità millenaria che Guglielmo ed Enzo Cambria hanno.


L’azienda Cottanera si trova alle pendici settentrionali del Vulcano Etna ad una altitudine di 730 mt, slm, si estende sui complessivi 100 ettari, di cui 50 risiedono nel territorio di Castiglione di Sicilia ed altri 5 a Solicchiata.

I terreni presentano un suolo sciolto a tratti sabbioso, alluvionale con poca argilla, ricco di scheletro e sostanze minerali.


L’azienda Cottanera era un antico borgo che fu acquistato e fondato negli anni ’60 da Francesco Cambria, ma i figli Guglielmo ed Enzo avviano un rinnovamento dei vecchi impianti alla conversione ed innovazione della stessa azienda. Questa sfida innovativa passa il testimone alla terza generazione, Mariangela, Francesco ed Emanuele.


La conversione dei vigneti avviene negli anni ’90, punta al rinnovamento teso a valorizzare il patrimonio viticolo autoctono dell’Etna, ma non disdegna ad’impiantare le cultivar internazionali per svolgere un lavoro mirato e teso anche e sotto il profilo sperimentale. Ed oltre agli impianti di cultivar autoctone come: il Nero D’Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e l’Inzolia, vengono impiantate le varietà internazionali come: il Syrah, Cabernet, Merlot e la Mondeuse.


L’Ardenza 2007 da cultivar Mondeuse è ubicata nel vigneto Case Alte, Etna Nord, nel comune di Castiglione di Sicilia, 700 mt, s.l.m., in un terreno lavico-sabbioso e alluvionale povero d’argilla ma ricco di sali minerali.


Resa per Ha 60 quintali, allevato a cordone speronato. Vinificazione e fermentazione in acciaio a temperatura controllata di 26° - 28° C. Macerazione a contatto con le bucce per più di 20 gg con combinazioni di rimontaggi e dèlestage. Fermentazione malolattica svolta in barrique di rovere Francese di Allier a media-alta tostatura nuove per il 50%. Affinamento nelle stesse per un periodo di 12 mesi. Età del vigneto 10 anni.


Nel Vulcano le temperature durante il giorno e nelle giornate particolarmente soleggiate quando non c’è presenza di cumuli nuvolosi, sono elevate, date dall’ altitudine e per la maggiore vicinanza che si ha con il sole. La rarefazione dell' aria lascia un passaggio più libero ai raggi solari di modo che la loro azione sia più viva ed incisiva soprattutto alle quote più alte.Il materiale lavico del suolo vulcanico ha la proprietà di trattenere il calore proveniente dai raggi solari, ed ancora ha anche la peculiarità di rifrangere i raggi luminosi, sapendo che le rocce magmatiche o eruttive sono ricche di silicati ed in particolare di silicio.Le particelle che formano le masse di silicati hanno la forma geometrica del tetraedro ( figura), compongono dei reticoli cristallini ed essendo sfaccettati, come le pietre preziose già lavorate, riflettono come degli specchi i raggi solari dal basso verso l’alto andando a colpire anche il frutto della pianta della vite nelle parti meno esposte ai raggi solari diretti, così facendo, si avrà, una maggiore irradiazione solare anche dal basso verso l’alto che porterà ad’una più omogenea e migliore maturazione del frutto stesso.


Voglio affermare che queste masse silicatiche sono composte da silicio, ferro, magnesio, potassio, sodio e calcio, componenti nutrizionali fondamentali per lo sviluppo più idoneo della pianta della vite.


Devo sfatare a tutti i costi una leggenda metropolitana che affligge ormai da lungo tempo la cultivar Mondeuse dell’azienda Cottanera.


Questa leggenda metropolitana ha ormai da lungo tempo piantato anch’essa le radici negli ambiente del vino, specialmente in quelli della Sicilia occidentale, dove però, questa leggenda si sta allargando ormai a macchia d’olio o forse meglio ancora, a macchie di leopardo, anche nel resto della nostra penisola Italiana.


Questa leggenda metropolitana dice che: la Mondeuse sull’Etna a Cottanera è arrivata per un errore, mettendo così, in cattiva luce proprio lui che invece e stato l’artefice di tutto.


Quando si decise di fare la conversione dei vigneti con le varietà internazionali, l’ex consulente dell’Azienda Cottanera , il Prof. Leonardo Valenti dell’Università di Agraria in Milano, decise , in comune accordo con la famiglia Cambria, d’impiantare il Merlot, il Syrah ed il Cabernet.Quando arrivarono le cultivar sul Vulcano mancavano pochi ettari di Merlot così il vivaista consigliò di piantare la Mondeuse .


La scelta non’è assolutamente casuale perché le altitudini sono le stesse con l’Alta Savoia Francese e non solo, ovviamente il terroir lavico del Vulcano ( Iddu - così viene chiamato dagli anziani e saggi del luogo) farà la sostanziale differenza.


Il Signor vivaista, che fino ad’oggi, con questa inesattezza, ed alla luce di tantissimi occhi è stato visto come una persona poco professionale, invece è proprio lui la persona competente e consapevole.


A questo punto lo voglio ringraziare proprio io, quasi ad inneggiare alla gioia per questa sua ottima scelta. Io non conosco il suo nome, ma neanche il suo cognome, ma in cuor mio spero proprio che si possa chiamare Cesare, come a volere dire: diamo a Cesare quel ch’é di Cesare…eh!

Questa è la vera storia della cultivar Mondeuse di Cottanera – l’Ardenza.

L’Ardenza 2007 si presenta nel bicchiere di rosso rubino non troppo carico, brillante, limpido e penetrabile . Con questa sua caratteristica di lasciarsi attraversare dalla luce, gli fa scaturire una simpatica curiosità da me notata.

Contrapponendo il calice con all’interno il vino fra il mio occhio ed’il taccuino con i miei appunti, si può notare un particolare effetto che fa questo vino. L’alcol funge da lente d’ingrandimento aiutato dalla forma arrotondata del bicchiere. Molto suggestivo. Facendo il movimento di avvicinare ed allontanare il bicchiere con il vino dalle scritte del taccuino, sembra proprio che le lettere e le frasi s’ingrandiscono e si rimpiccioliscono. Molto simpatico e divertente.


Al naso si presenta variegato, di ciliegia, marasca , fievole alloro e minerale, sentori rinfrescanti di mentolo – non’è impetuoso – un leggere sentore di tabacco ed’una sottile linea agrumata.


Ha bicchiere fermo dà note ben solide di pepe bianco e sentori smaltati intrecciati al cioccolato.

Voglio precisare che per ascoltare questo bagaglio ricco di piacevoli profumi, bisogna starci piacevolmente addosso. Anche perché Lui vuole proprio questo; una maggiore attenzione.

Si adagia in bocca rilassato - quasi setoso – per poi sbocciare in una media ed’elegante esplosione tannica che, quando si espande ed arriva ad’impregnare completamente la bocca fa implodere i tannini su se stessi, dando un effetto d’arrotondamento del tannino stesso rendendolo ancor più particolare ed elegante. Continua sapido lungo e minerale risiede in bocca un finale di tannino fine ed al cioccolato.

Non dà per nulla la percezione de suoi 13,50°.

Osservazioni:
Voglio sottolineare un’altra curiosità.
Sapendo già da lunghissimo tempo che i tappi di sughero nelle bottiglie di vino sono un sinonimo di qualità organolettiche o difetto dello stesso, voglio aggiungere che il tappo dell’Ardenza 2007 ha esattamente lo stesso identico odore di quando si rompe l’uovo di pasqua, dove dall’interno si sprigiona quel buonissimo profumo di cioccolato. Questo sentore nel tappo dell’Ardenza 2007 con il trascorrere delle annate diventerà sempre più forte ed intenso.

sabato 31 ottobre 2009



“Famoso 2008” - 12,75° - Vinificato in Acciaio


Campione di Vasca portato gentilmente alla mia conoscenza da Claudia Donegaglia - Enologa – Cantine Intesa –

Il “Famoso” è una cultivar ch'era presente in Romagna già dal 1800 coltivato nel Cesanese risulta adatto ai climi pedocollinari.
Esiste in commercio anche una versione passita.

Questa cultivar con questo nome “ Famoso” ha già la consapevolezza d' essere tale!

Ovviamente torbido!

Minkia!!!
Mi è scappato dalla bocca esclamamdolo a voce alta come un segno di stupore ma soprattutto d’affermazione, quand’ho’avvicinato il calice sotto il naso; sgranando gli occhi dritto verso di Lui e guardarlo più intensamente e con maggiore interesse.
* Non me l’aspettavo!!! *

Odori forti, con un grado d’intensità olfattiva che sono equiparabili ad’una cultivar semi aromatico ancora più spinta dove, questo forte intensità arriva forse a sfiorare la soglia della potenza olfattiva di una cultivar aromatica.

Entra al naso di prepotenza con sentore di ginestra, talco, buccia del cedro ricca di polpa, menta e anice stellato; a bicchiere fermo si sente in sospensione l’odora del polline delle nocciole ( la polvere bianca che ricopre la nocciola, questa pianta ne produce grosse quantità ed’ è facile riconoscere il particolare odore), quest’ultimo sentore l’ho riscontro in alcuni Reasling d’ottima qualità ed’anche in certe produzioni dell’Oltrepò Pavese.

In bocca è caldo, glicerico, con una buona spalla acida e un po’ citrico, continua lungo e minerale.



Osservazioni
Cultivar più che interessante, ho riscontrato all’olfatto questa somiglianza con il Reasling.
Il “Famoso 2008” non dà nessun segno di stanchezza, sentori netti, forti e ben presenti, ed’ancora per nulla evoluti verso i terziari. Si mantiene ancora in ottima forma.
Ho notato però, che la spiccata sensazione che sembra proprio d’un vitigno semi aromatico più spinto, dopo circa 20 minuti fa un passo indietro, ma niente di eclatante, perché rimane sempre con il bel ventaglio di sensazioni olfattive che già ha, solo un po’ sceso di tono.

Mi piace molto.
Interessantissimo!!!!!

lunedì 26 ottobre 2009

I Vini gemelli - Tasting Lieviti


Premessa:

Non’ho composto nessun panel per l’impossibilità di potere recuperare persone; li ho “ascoltati” da solo e con il dovuto tempo.

Ho già svolto un’esperimento “simile” nel 2007 all’interno del WineBar del Vinitaly che in quella occasione fu allestito dall’ IRVV ( Istituto Regionale Vite Vino) nel padiglione Sicilia e dato in gestione al Sig. Vincenzo Conticello ( Antica Focacceria S. Francesco di Palermo), per far conoscere i vini e la cucina del territorio Siciliano agli ospiti che si avvicendavano all’interno del Padiglione Sicilia stesso. Però, all’interno di questo grande spazio, l’ IRVV settore Tecnico Sperimentale dipartimento Sicilia, svolgeva, negli orari non aperto al pubblico, le sue attività di divulgazione per portare a conoscenza ad’un personale prettamente tecnico ed’ovviamente del settore vitivinicolo i propri lavori tecnico-scientifico-sperimentali effettuati dall’Istituto Siciliano.

Lì si è svolto l’esperimento con dei campioni di vino che erano stati inoculati con lieviti selezionati e lieviti autoctoni. Questi ultimi prelevati da antichi palmenti Siciliani, quindi, in’effetti, anche questi selezionati e recuperati dallo stesso territorio Siculo.

Questo lavoro così interessante e ben accurato che ha recuperato da una ampia gamma di lieviti prettamente territoriali, dei ceppi di lieviti autoctoni ben distinti con un lavoro molto minuzioso, si è svolta nei laboratori del dipartimento sperimentale tecnico dell’IRVV Sicilia.

Questa sperimentazione così ben mirato verso un’indirizzo che si è svolto essenzialmente sulla piena autoctonia ( cultivar/lievito), per capire se si potesse avere una risultante di un lavoro ancora più selettivo territorialmente dei lievito stessi, e l’efficacia che questi potessero dare per l’ottenimento di un prodotto vinificato essenzialmente in piena autoctonia che, sicuramente e in certi casi, può essere essenziale per dare ancor di più un’imprinting fortemente personale sui vini stessi di ogni territorio d’appartenenza e non solo Siciliano.

Questi lieviti autoctoni, sono stati anche messi a disposizione per le altre cultivar internazionali impiantate già da lungo tempo in Sicilia. Ed’ovviamente, come già detto, anche verso quelle autoctone dell’Isola stessa.

Le cultivar usate in quell’ esperimento effettuato dal settore tecnico scientifico dell’IRVV erano: Cabernet, Merlot, Syrah e Nero D’avola, inoculate con lieviti selezionati e lieviti autoctoni per poi essere messi a confronto con le bottiglie in anonimato, e portate alla conoscenza d’un pubblico selezionato d’esperti tecnici del settore.


Tasting Vini Gemelli – Cascina i Carpini

I vini gemelli sono stati ottenuti da uve della varietà Barbera allevate in vigneto di 5 anni (giovane) impiantato su terreno argilloso – calcareo di medio impasto con esposizione Sud, Sud-Est e altitudine 360mt.

L’annata 2008 è stata caratterizzata da maturazione in epoca tardiva avanzata rispetto alla media degli ultimi 10 anni, il mosto è stato preparato il giorno 24 Ottobre immediatamente dopo la vendemmia.

La massa di 20 HL è stata poi divisa in 2 da 10 HL.

Una è stata inoculata con lieviti selezionati di primissima scelta ed anche solfitata l’altra ha fermentazione senza additivazioni ( solo MBK in basso dosage).

La fermentazione è partita la sera successiva alla vendemmia per entrambe le vasche, tutte le operazioni di vinificazione, rimontaggi, delestage, svinatura,travasi, sono sempre state condotte parallelamente evitando contaminazioni.

I vini Gemelli, lungo tutta la loro “vita” Hanno spesso presentato caratteristiche organolettiche e parametri chimici simili, ma non uguali a volte allontanandosi e a volte avvicinandosi fino ad invertirsi più volte.

A questa epoca, io ritengo che i vini si siano evoluti abbastanza da poter essere presi in valutazione comparative.
Giovedì 22 Ottobre 2009 - ore 15,00 inizio Tasting dei Vini Gemelli.

Entrambi i campioni sono d’un bel rosso giovane e brillante non eccessivamente carico, vivace, con sfumature violacee.
Sembra proprio che i due campioni siano già stati filtrati prima dell’imbottigliamento.

Le differenze dei campioni X e Y nelle tonalità dei rispettivi colori sono minime, lievemente più carico è X, però, niente che reputo di rilevanza fondamentale per il Tasting sui lieviti.

Campione - X
Al naso arriva più impetuoso ed’immediato, lo reputo già un pò più ruffiano, con profumi di marasca, ciliegia e un po’ di sottobosco, ed’un leggero sentore di ciliegia sotto spirito.
Si presenta al naso con i profumi già belli e pronti.
Dei sentori già molto volte riscontrati anche in altre cultivar, che hanno un’impatto immediato.

Bocca – aspro-acidulo. Spara in bocca un po’ tannico, però questo sparo non’è molto violento, viene spinto in bocca dalla accentuata vena acido-aspra.
Sottilmente glicerico, ma essenzialmente è Aspro e non equilibrato.


Campione – Y
Esce dal bicchiere molto pacato - lo sento molto intimidito - pian piano si va aprendo e si prende di coraggio ed’incomincia ad’esprimersi – vuole il suo tempo – esce ciliegia, marasca, un’odore sottile di noce, ed’ha bicchiere fermo un altro sottile sentore d’agrumato all’arancio. Questo sentore d’agrumato all’arancio, io lo reputo un sinonimo di buona qualità.
Non’è ruffiano come X, è più sottile, semplicemente elegante con sentori più pacati.
Y – vuole più attenzione per tirare fuori dall’interno del bicchiere i suoi sentori.
Mi dà la sensazione che sia ancora tutto da scoprire.
Bocca – anche qui - Acido-aspro non equilibrata.


Dopo circa 30 minuti Y si esprime sempre meglio, ma essenzialmente con sentori sempre pacati.

X – Rimane d’un’impatto maggiore , ma essenzialmente sempre con le stesse note olfattivi, ciliegia, marasca e una sottilissima punta eterea.

Y – è meno irruento e più gentile, sempre con quel gradevole e sottile sentore d’agrumato all’arancio.

Entrambi i campioni X e Y, dopo la fase iniziale d’apertura (ossigenazione), sono stati “ascoltati” quasi ed’esclusivamente a bicchiere fermo o con dei piccoli movimenti di roteazione.

In’entrambi i campioni non’ho rilevato nessun tipo difetto olfattivo, tranne la riduzione iniziale ch’é stata eliminata.

Dopo più di 1 ora ed’oltre, X cade un pò all’olfatto e si paca.

Y – rimane imperterrito sullo stesso “volume di potenza minima olfattiva” ed’apre anche una sottile nota mentolata ed il già presente agrumato. Ma è sempre con sentori più pacati.

Preciso sempre che Y vuole più attenzione, ma ha un bagaglio di note olfattive che sento sottilmente più ampio ed’aggraziato.

In questa fase X è sempre aspro-acido in bocca, mentre Y molto meno ed’è già più elegante, morbido e rotondo, smussato dalla lieve glicerina che arriva ad’ impregnare la parte interna della bocca ( le guance interne), dando questa sensazione di pseudo-pienezza, ma soprattutto di rotondità.
Però è sempre aspro -acidulo.

All’indomani dopo avere lasciato i due bicchieri con un dito di vino all’aria per tutta la notte ed’oltre, ed’esattamente il 23 Ottobre alle ore 12,00, prendo X a bicchiere fermo lo metto sotto il naso e sento: marasca e una sottile nota del sentore di sacrestia (incenso), interessante.
Bocca – Aspro acida + + + ancora più aspro del giorno prima.
X - presenta il fondo del bicchiere quasi pulito.

Y – anch’esso a bicchiere fermo, gli stessi sentori tenui del giorno prima che “sembrano quasi svaniti”.
Bocca- aspro acida, un tannino più smussato che sembra che si sia nella notte ingentilito, é glicerico. Ha un maggiore corpo.
Y – ha il fondo del bicchiere con una presenza maggiore di residuo (lies)

Entrambi i bicchieri dei due rispettivi campioni X e Y, li ho inclinati ed’osservati in controluce.

Osservando anche in controluce il fondo delle due bottiglie scure mi accorgo che entrambe presentano “flocculazioni”.
> ( Maggiore) in Y ( lies)
< ( Minore) in X
Ed’in’quest’ultima, ne noto una quantità inferiore, però, mi sembra di vedere qualche piccolo corpo solido di estrazione colorante .
Osservazioni:
A questo punto, avendo già assorbito l’esperienza dell’esperimento “simile” svolto dall’IRVV nel 2007, io rischio e mi gioco anche il Jolly…eh!
Perché in’effetti, quest’ esperimento svolto da Paolo Ghislandi “Cascina i Carpini”, per me potrebbe essere una conferma sull’esperimento un po’ “simile” avvenuto nel 2007.
Traggo le mie conclusioni e dico che:
X - campione inoculato con lieviti selezionati dove, questi svolgono un lavoro più mirato sull’impressione ( potenza) del profilo olfattivo ma sostanzialmente lasciano il vino sempre sulle stesse note. In bocca il lavoro svolto dai lieviti selezionati non mi convince per niente.
Se ho tirato bene le mie somme ritengo che,in questo caso specifico, i lieviti selezionati li riputo più adatti per un vino, “diciamo”, di pronta beva e con un maggiore “impatto olfattivo”.
Non mi piace in questo caso specifico il lavoro svolto in bocca perché non’ho riscontrato struttura, eleganza e complessità,anzi.
Y- campione che dovrebbe essere stato lasciato al lavoro che hanno svolto in maniera del tutto naturale i lieviti indigeni.
Questi danno delle sensazioni olfattive senza dubbio più pacate, ma più interessante dal punto di vista dello spettro olfattivo, e forse, anche più costante nel tempo, ripeto forse?!
In bocca svolgono un lavoro più interessante ed’essenzialmente deduco che: per le differenti tipologie di ceppi di lieviti di cui questi sono composti, quindi una “lies” più variegata che dà un risultato d’un’impronta in bocca: rotonda, elegante, più longevo e di buona struttura. Queste (lies), da loro prodotte, durante le fasi fermentazione ed’oltre, se si sanno condurre bene, danno vini più eleganti, rotondi e accattivanti, senza dubbio al palato.
Concludendo dico che:
Se fossi un produttore o un enologo che vuole lavorare per un prodotto d’alta qualità con delle caratteristiche territoriali ancora più marcate, più longevo e che quindi abbia una vita propria più lunga, cercherei la maniera di potere arrivare alla costruzione d’un prodotto in piena autoctonia, quindi, cercando di dare una valorizzazione maggiore alle nostre cultivar e ai loro territori d’appartenenza. Guardando anche come la ricerca scientifica di settore, che e sempre più mirata e attenta, pone molta attenzione alla valorizzazione di questi prodotti creati nel rispetto del nostro territorio ma nello specifico, questa ricerca, può valorizzare e personalizzare ancor di più ogni singolo prodotto dei differenti Cru del nostro paese, dando ancor di più una vera identità ancora più personale e marcata ad’ogni singola etichetta.
D’altronde oggi il tecnico di cantina e sempre più alla ricerca del lievito adatto che vinifichi correttamente e che faccia esaltare le caratteristiche delle proprie cultivar, e che guidi ed’indirizzi al meglio le differenti tipologie di vinificazione. Quando il tecnico trova il lievito adatto alle sue esigenze, e che lavora in perfetta sintonia con la cultivar dando i migliori risultati, si può sentire questo, anche esultare dalla gioia.
Ormai la ricerca ha raggiunto degli ottimi livelli di conoscenza e credo proprio che la commercializzazione di questa tipologia di lieviti autoctoni, sia quasi alle porte. Così facendo si potranno ottenere dei risultati territoriali in purezza al 100 X 1000 ( vitigno autoctono + lievito autoctono). Si potrebbe avere una risultante d’un prodotto che si mantenga maggiormente d’alta qualità e duraturo nel tempo, avendo, spero capito anche da questo esperimento, che i lieviti indigeni, riescono a svolgere anch’essi, una parte di questa essenziale funzione.
Ovviamente sarebbe più opportuno lavorare con i lieviti autoctoni per arrivare alla produzione d’un vino dalle caratteristiche d’autenticità territoriale pienamente in purezza fra vitigno autoctono + lievito autoctono.
Ed’avendo constatato di persona, nell’esperimento svolto dall’ IRVV nel 2007 che, i lieviti autoctoni danno anche un’impronta di eleganza e potenza maggiore sotto l’aspetto olfattivo, rispetto a quest’indigeni dell’esperimento effettuato dall’amico Paolo Ghislandi “ Cascina I Carpini”.
In’attesa di sapere il risultato degli altri panel dislocati in tutto il resto della nostra penisola, ma soprattutto quali sono i campioni contrassegnati con i lieviti selezionati, e quelli con i lieviti indigeni, io continuo a rischiare in prima persona e inserisco l’esperimento anche su FB…eh!
Attendo notizie
A presto….

giovedì 3 settembre 2009


Salisire 2008 - Cantina Vivera Etna Bianco DOC

Dove: Sicilia - Italia
Denominazione: Doc - Denominazione di origine controllata
Tipologia: Bianco
Vitigni: Carricante
Alcool: 13°
Prezzo: 16,00
Data degustazione: 03/09/2009
Valutazione: @@@@


Colgo l’occasione per fare un’appunto su come ritengo più opportuno far capire come svolgo le mie degustazioni, nel particolare mi soffermo sull’esame olfattivo, dove ho riscontrato che si possano ottenere risultati più interessanti con questo semplice metodo, con la risultante che si può evidenziare un maggiore spettro olfattivo di sensazioni, sia nei pregi che nei difetti.

Ho già analizzato e capito da molto tempo che i vini all’olfatto si devono sentire nelle due differenti e ben distinte condizioni cioè: sia con il vino fermo nel bicchiere in situazione di riposo ( in staticità) ed’anche, come si fa spesso di routine, dopo averlo roteato ( fatto girare).
Avendo riscontrato che in condizioni di staticità, si possono esprimere sensazioni olfattive molto particolari, che invece, durante la roteazione del vino dentro il bicchiere le molecole olfattive non si percepiscono più perché esse subiscono una spinta o forza verso l’alto data dalla roteazione a vortice che il vino subisce dentro il bicchiere, con la formazione dell’ effetto centrifuga, questa roteazione provoca la spinta delle molecole olfattive verso l’alto, disgregandole e facendole volatilizzare ed’ uscire anche al di fuori del bicchiere stesso.

Tengo a precisare che non sono tutti i vini che possono regalare queste sensazioni olfattive a vino fermo ( statico).

Con il vino fermo dentro il bicchiere (statico) queste molecole ristagnano e stazionano sulla superficie del vino, come se fosse una sorta di foschia invisibile.
Ho fatto quest’esempio calzante che è individuabile nella realtà così è molto più semplice da capire.

“Ed’ogni qualvolta troverò dei riscontri olfattivi nella fase ha vino fermo ( in posizione statica) sarà scrupolo mio portarlo in’evidenza, ed’ho notato che, ancora ad’oggi e troppo spesso, l’esame olfattivo con questa metodologia non viene preso nella dovuta considerazione”

Questo metodo si può praticare in tutte le tipologie di vino ed alcolici, dove in questi ultimi, il calore delle nostre mani farà una notevole differenza.
Ho constatato che in tutti i corsi e scuole dove si insegna la degustazione, la metodologia per l’approccio all’esame olfattivo a vino fermo, viene divulgata e insegnata soltanto per sentire i vini Frizzanti e Spumanti, quindi, in presenza di Anidride Carbonica (CO2), invece, vi posso assicurare che in posizione statica si devono sentire anche i vini così detti “Fermi”(senza CO2), dove già la stessa parola dice che in tale posizione essi si devono esaminare.
Logicamente provare per credere....eh!

Per effettuare correttamente quest’ esame bisogna portare il vino in condizioni ottimali per potere scoprire se esistono delle interessanti caratteristiche olfattive, avendo eliminato eventuali riduzioni e cioè, che il vino abbia svolto la dovuta ossigenazione (apertura).

Per sentire queste sensazioni, qualora ci fossero, è di fondamentale importanza lasciare il vino in posizione statica dentro il bicchiere per un minimo di due o tre minuti per poi avvicinarlo al naso con molta dolcezza e senza scuoterlo.

Voglio anche sottolineare che sino ad’oggi chiunque io veda che ha a che fare con il vino, il primo movimento che sviluppa in automatico, prima di mettere il vino sotto il naso è di girarlo.
Sarà difficile riuscire a fare capire che si devono usare entrambe le metodologie, ma io non mollo…eh!

E’ metto in discussione anche il fatto che i vini Frizzanti e Spumanti ( con CO2) non si debbano un minimo agitare. Sarà soltanto l’esperienza del degustatore ed in base alla quantità di CO2 che si trova nel vino, che è già identificabile all’esame visivo a stabilire se è quanto si dovrà girare il vino.



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La famiglia Vivera nel 2002 svolge un viaggio all’interno della stessa Sicilia che parte da Corleone (Palermo) per acquistare una tenuta nel versante nord-orientale del vulcano Etna con il progetto in testa di realizzare una cantina vocata alla produzione di vini d’eccellenza.

La tenuta sull’Etna è in contrada Martinella a Linguaglossa a 550 mt, s.l.m., dove un territorio unico nel panorama vitivinicolo siciliano caratterizza l’espressione del Vulcano più grande d’Europa.
I muri a secco di pietra lavica contengono i terrazzamenti, ed’ un Bunker della II° Guerra Mondiale sembra ormai lasciato a difesa dei filari della vite, dove i ceppi sono posizionati a dimora in riga ed’equidistanti, come se fossero dei veri soldati.
Qui viene coltivato il Carricante che gode di un microclima unico in Sicilia caratterizzato dalle notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
Viene vendemmiato manualmente con l’appropriata selezione dei grappoli, trasportato in cassette e rapidamente in cantina per le dovute lavorazioni.
La raccolta avviene a metà ottobre. Fermentazione a temperatura controllata 14° - 16° C. Affinamento sur lies per sei mesi

L’ho sentito che era un’en primeur appena prelevato dalla vasca ed’era un giovincello molto irruente direi proprio dal carattere vulcanico.
Adesso è più maturo e rilassato, si è senza dubbio addolcito e stemperato.

Giallo paglierino mediamente intenso.
Gira rotondo nel bicchiere.
Al naso s’esprime d’acacia ed’ anice stellato gli fanno compagnia altre sensazioni balsamiche ed’al mentolo, saltano fuori delle sottili espressioni smaltate, continua di ginestra.
Con il vino fermo (statico) sala a galla per ristagnare in superficie l’odore della crosta del pane che è stata rilasciata senza ombra di dubbio dall’affinamento sur lies, continua con leggere note di burro di nocciola a far capire del suo nuovo inizio ad’un’ulteriore maturità (terziarizzazione).
* Anche Lui come l’uomo sta entrando nella sua terza età *.
Si sente la polvere e la sua mineralità del Terroir vulcanico.
Entra in bocca secco, piacevolmente citrico al limone con un ritorno in bocca di anice e di mentolo.
E’ sapido, sostenuto da un’aggraziata spalla acida, si distende lungo e minerale dona succulenza in gola con finale amaricante.

lunedì 24 agosto 2009














Armida 2008 Vivera - Etna

Dove: Sicilia - Italia Denominazione: Igt - Indicazione Geografica Tipica Tipologia: Bianco
Vitigni: Chardonay 70% - Carricante 30%
Alcool: 13,50
Prezzo: 14
Data degustazione: 23/08/2009
Valutazione: @@@@@

Lo Chardonay proviene dai vigneti siti nelle colline del Corleonese ( Palermo), giace ad’un’altitudine di 400mt.,s.l.m., in un suolo argilloso, calcareo, mediamente profondo e fertile.
La vendemmia viene svolta manualmente e le uve sono selezionate in campo, trasportate in cassette e rapidamente in cantina per la lavorazione.
Lo Chardonnay viene raccolto nella prima metà d’agosto.
Il Carricante viene coltivato sui terrazzamenti lavici che giacciono sul versante nord-est dell’Etna dove qui gode d’un microclima unico in Sicilia, caratterizzato da estati fresche e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
La cultivar Carricante e vendemmiata a metà Ottobre.
Le uve di questo blend vengono vinificate separatamente con una soffice pressatura, sottovuoto, ad una temperatura controllata di 14° – 16°, subiscono un’affinamento sur lies che ha una durata non superiore ai 6 mesi, per poi passare all’assemblaggio prima dell’imbottigliamento.

Giallo paglierino mediamente carico, limpido, andante sul dorato. Al naso si presenta con il profumo della ginestra ed odori mineral-talcosi per continuare con delle sensazioni di macchia mediterranea verde dal carattere spinoso, si aggiungono a queste, quella dell’acqua di rose che bagna come se fosse rugiada regalando dei piacevoli sentori di leggera fragolina, come una chewingum dal profumo sottile ed’elegante.
Entra in bocca secco, caldo e minerale, ritornain gola succulente, e si espande fino a cingere le labbra il contributo glicerico costruito dall’affinamento sur liese dello Chardonnay

Osservazioni:
Ben progettato questo blend nelle sue percentuali, ed’anche nell’interessante unione dei due differenti terroir Siciliani.
Nella sezione olfattiva è equilibrato con predominanza del 30% di Carricante.
In quella gustativa l’eleganza delle lies dello Chardonay sono indiscutibili apportando rotondità ed’ampiezza glicerica. Continua con sensazioni territoriale lavico Etneo marcate che rilasciano salinità e mineralità del tutto indelebili.

Link d'approfondimento sul Terroir Etna e l'Azienda Vivera - http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=4235 Link Vinix - http://www.vinix.it/detail.php?ID=26406 Origine - Maurizo Aguglia Vinix - Wine & Food Social Network

venerdì 14 agosto 2009

Kékfrankos 2004 Pfeneiszl - Hungary

Similitudine ed'Analogie fra il Vini e l'Uomo ma nel particolare fra il Bicchiere da Vino e le Scarpe dell'Uomo/ Atleta

Dove: Hungary
Denominazione: IGT - Táj Bor
Tipologia: Rosso
Vitigni: Kékfrankos
Alcool: 13.50
Prezzo: 14,00
Data degustazione: 29/03/2009
Valutazione: @@@@



Aspettando in fila al bar dell’ Halle 3 del Prowein 2009 di Dusseldorf , il mio occhio mi si allunga in direzione opposta verso il piccolo ed’angusto spazio espositivo dell’ Azienda Ungherese Pfneiszl che ha in evidenza nella sua postazione d’assaggio l’etichette semplicemente eleganti sulle quali ci sono incisi i nomi delle cultivar internazionali già ben note a tutti gli amanti del vino: Syrah, Cabernet Souvignon, Merlot, ma fra quest’etichette c’è ne una che non distinguo,sembra una firma…ma non distinguo… è una firma che somiglia tanto ad’uno scarabocchio.
Durante il mio pranzo composto da un panino col wurstel ricco d’ottima ed’ impregnate mostarda, ho il mio pensiero ed’anche i miei occhi sempre rivolti su quell’ etichetta con quel nome sopra inciso.
Finisco il pranzo e riallungo l’occhio e il passo dritto e indicizzato in direzione della postazione d’assaggio dell’azienda Pfneiszl, chiedendo senza esitare se quello fosse il nome d’una cultivar.
L’enologa/winemaker Birgit Pfneisl, nuova generazione dell’azienda familiare, mi annuisce fortemente quasi a rompersi l’osso del collo.
Spalanco gli occhi ed’annuisco anch’io preso dal piacevole stupore che attribuisco al fatto che sto facendo una mia nuova conoscenza, sentendomi arrivare dall’interno del mio stomaco una gradevole sensazione di piacere come, quell’attorcigliamento d’intestino simile a quello che si sente quando si c’innamora, e quando questo sale su dall’intestino per poi arrivare in cima, mi fa allargare anche un bel sorriso.

Ed’un po’ stupito noto che: l’enologa Birgit, nonché colei che ha creato questo vino, mi distoglie da quell’etichetta mettendomi in mostra le altre sue creature formate dalle cultivar internazionali.
Leggo, fra i lineamenti del suo viso e dai movimenti che fa con le sue mani un po’ di gelosia verso quest’etichetta da me indicata.
Ed’io voglio sentire proprio quella!
Ripetendomelo mentalmente e dentro me stesso come se fosse un’esclamazione a voce alta, e reindicizzo sulla stessa guardandola dritto negl'occhi
L’enologa Brigit mi riannuisce questa volta lievemente, colgo, dai tratti del suo viso e dai piccoli movimenti che fa con il suo capo un tono sorridente d’umile assenso.

Essa, mi presenta questa nuova conoscenza in un bicchiere ISO (International Organization for Standardization), che ha le dimensione piccole e quindi un po’ ristrette, che è senza ombra di dubbio molto pratico e resistente per di lavori in cantina , ma non si adatta a potere far esprimere al meglio i vini di razza o meglio ancora i vini d’un’interessante struttura e corporatura



* Giust’appunto mi viene in mente e naturale esporre una Similitudine ed’Analogia fra il Vino e l’Uomo *

Perché in’effetti il bicchiere ha la stessa identica analogia con le scarpe dell’uomo ed’in particolare dell’uomo atleta, dove in questo è maggiore il grado d’espressività fisico-corporea. Entrambi, sia il bicchiere che le scarpe, sono degli accessori di fondamentale importanza che servono a porre nelle migliori condizioni d’espressività i due rispettivi corpi (quello del Vino ed’anche dell’Uomo).
Sapendo, ormai già da lungo tempo che anche il vino ha un corpo, questi due (Vino/Uomo), si potranno esprimere al meglio soltanto se si trovano nella giuste misure o dimensioni dei loro rispettivi accessori d’espressività (bicchiere/scarpa), cioè trovandosi entrambi nella condizione più agiata.
Quest’essenziale condizione, li potrà soltanto fare esprimere al meglio nelle loro rispettive caratteristiche qualitative-fisico-corporee.

Questi due fondamentali accessori (bicchiere e scarpe ) sono in’effetti un vero e proprio “complemento d’espressività corporea”.
Ed’ avranno misure, dimensioni e forme differente per ogni tipologia di Vino e disciplina nell’Atleta. Essi si diversificano nelle loro forme e caratteristiche specifiche anche per le loro differenti strutture corporee.

Questi due “complementi” ( bicchiere e scarpe) daranno ad’ognuno di loro ( Vino/Uomo) la migliore espressione evolutiva d’essi stessi che si rispecchierà nelle loro caratteristiche personali.
In pratica, avendo entrambi i corpi(Vino/Uomo), l’adeguato o giusto fattore di complemento così univoco fra di loro (bicchiere/scarpe),questi, dovranno avere le giuste misure per poterli porre nelle condizioni ideali per farli esprimere al meglio delle loro caratteristiche evolutiva-fisico-corporea, più semplicemente saranno essenziali per fare esprimere al meglio le loro performance.
Logicamente, servirà a ben poco avere il bicchiere o la scarpa adeguata e che si adatti perfettamente ai rispettivi corpi (Vino/Uomo), se all’interno d’entrambi i complementi ( bicchiere/scarpa) non ci sarà un’interessante ed’apprezzabile struttura corporea che possa esprimere al meglio tutte le potenziali caratteristiche evolutive delle proprie qualità -fisiche-corporee- strutturali e muscolari; ed’anche, qualora le avessero raggiunto, l’equilibrio,l’eleganza e la presunta longevità, quindi, il miglior lavoro evolutivo che essi hanno svolto e sviluppato nel corso del tempo dei loro rispettivi corpi.
Essenzialmente, servirà a ben poco avere il bicchiere o la scarpa adatta, se all’interno di questi non ci sarà un vero e proprio corpo da “campione” (vengono chiamate anche così le bottiglie di vino che partecipano ai concorsi enologici, ma anche dai tecnici di laboratorio).
E’ auspicabile che ambedue i corpo, sia quello del vino che dell’atleta, per arrivare ad’esprimersi al meglio e raggiungere uno stadio qualitativo soddisfacente dovranno lavorare duramente, per evolversi e potere sviluppare le loro migliori caratteristiche qualitative, che si determineranno essenzialmente con la giusta conduzione, il dovuto lavoro specifico, ed’essenzialmente nel corso del tempo.
Solo così facendo, potranno diventare entrambi dei veri “campioni”.


Questo fattore di complementarietà e anche riscontrabile nella vita di tutti i giorni di qualunque essere umano. Quasi tutti hanno provato almeno una volta nella vita il disaggio ed il fastidio che apportano una paio di scarpe strette o troppo larghe, procurando in quel giorno un malessere ai piedi che, di conseguenza si rifletta sulla mente, apportando, un non idoneo equilibrio fisico-mentale, quindi, una non adeguata espressione del proprio corpo e di conseguenza della propria mente, ma essenzialmente di se stessi.
Avendo così delle ripercussioni negative nel lavoro quotidiano ed’in’tutto quello in cui si ci sta esprimendo in quel dannato giorno.
La stessa precisa ed’identica condizione la pone il bicchiere verso il Vino!























Ritornando al nostro ben amato vino-vitigno.
L’enologa Birgit mi ha centellinato il suo vino in quel piccolo bicchiere ISO, ed’io in’automatico l’avvino, ed’appena mi accingo a buttar via l’avvinamento, Birgit ci guarda entrambi, però a Lui (il Vino) con un po’ di rammarico e dispiacere, invece a me con un po’ di benevole disprezzo vedendogli uscire gli occhi fuori dalle orbite. Questa sua espressività così marcata l’attribuisco al fatto che ho buttato via una parte di una sua così preziosa creatura. Anche da qui ho presunto che la produzione di questo suo nettare sia stata esigua (8000 Bottiglie), e che essa non è per nulla a favore della giusta pratica dell’avvinamento che in questi casi, dove le scorte sono limitate, viene visto da Lei come un vero e proprio spreco.

Finalmente l’ho nel bicchiere!
Lo avvicino al naso ….mmmhhhh….., mi si socchiudono anche un po’ gl’occhi, e poi in bocca, l’ho ancora impregnata di mostarda,……però!
Già, è proprio un bel campione!
Qui ci vuole un bicchiere adatto alla sua struttura.
Così mi prefiggo di tornare l’indomani con il bicchiere adeguato per sentire Lui esprimersi al meglio ed’in tutte le sue qualità.
Ritorno l’indomani mattino al mio primo assaggio della giornata con un bicchiere Bordolese.

L’enologa Birgit mi mesce la sua creatura. Ed’è tutta un’altra storia!
Si presenta alla vista rosso rubino intenso e brillante con una sottile nuance arancio, dal colore non dimostra la sua età.
All'0lfatto emana un’ aggraziato ventaglio di sensazioni che non imprimono troppo il naso e non lo aggredisce assolutamente, con profumi gentili ed’intriganti di frutta lievemente dolce di ciliegia e marasca, e con un bell’intreccio di spezie,talco , incenso e viole; ma qui mi sono sentito passare sotto al naso un gentile profumo d’un'elegante collo d’una donna che porta addosso a se, solo l’essenza semplicissima dell’odore della sua pelle…..mmhhhh….però; come se volesse far carpire e rafforzare la tesi dove si asserisce che colui o colei che creano il vino lo fanno a propria immagine e somiglianza, ma soprattutto inserendogli la propria anima o se stessi, quindi, rispecchiando la propria personalità ed anche il proprio ingegno.
Continua con sentori di rose, balsamici e cioccolato, tutti quanti incorniciati in un bel quadro dipinto con gentili pennellate di profumi eleganti e semplicemente aggraziati.
Ha la bocca secca, calda, con un tannino rustico con un po’ di asperità ed’al cioccolato, si allunga in bocca sapido e minerale.
Questa rusticità fa carpire però che ha ancora tanta vita davanti a se.

Molto saggia l’elevazione in barrique (22 mesi).
Già mi ero accorto che questo “campione” porta al suo petto una medaglia. Quattro stelle di Decanter 2007, medaglia meritata!
L’azienda Pfneiszl lavora in regime biologico.


Il Kékfrankos è una cultivar molto antica che valorizza la regione Alpokalja qui e sita una catena montuosa definita le Alpi Ungheresi. Questa regione ha un corridoio preferenziale con la vicina Austria. L’azienda Pfneiszl sorge nei dintorni della cittadina di Sopron ed’ i vigneti sono confinanti con il Lago di Neusiedl, le cui sue acque hanno una profondità massima che non supera i 2 metri.


Sono ormai da lungo tempo note le condizioni favorevoli che apportano le vicinanze dei laghi, mari o ristagni d’acqua, questi fanno scaturire spesso produzioni d’ottima qualità.
Queste condizioni favorevoli in certi casi si possono anche creare con la messa in opera di laghi artificiali, corsi d’acqua limitrofi o all’interno dei vigneti stessi.
E però di fondamentale importanze un’ adeguata ventilazione che tenga a bada i possibili attacchi funginei (Botrytis) che sono favoriti dalle condizioni d’umidità che apporta l’acqua.


In tutta l’Ungheria, ma anche nella stramaggioranza del nostro Pianeta, ma soprattutto in quelle zone del nostro Mondo dove l’andamento climatico aveva di norma una temperatura più bassa e quindi fredda, c’è stato un brusco cambiamento veloce e repentino di queste condizioni, sostanzialmente per l’effetto serra di cui il nostro pianeta sta soffrendo, che ha portato ad’un notevole rialzo delle temperature, cosicché si sono anticipate le vendemmie anche di un paio di mesi fino ad’arrivare a Settembre/Ottobre nella zona di Sopron.


L’andamento climatico dell’anno 2004 è stato costantemente freddo e piovoso, totalmente atipico rispetto ad’una sostanziale prospettiva d’un prodotto di qualità.


*Anche qui mi viene naturale una piccola Similitudine ed’ Analogia fra il Vino e l’Uomo.
Questo fattore atipico sembra volere avvallare certe idee che: le stranezze della Vite si rispecchiano alla stregua delle stranezza della nostra Vita. Avvolte, in certi casi dove le condizioni non sono sufficientemente favorevoli anche l’uomo può trasformare questa condizione non ideale in qualità.


Ed’ho riscontrato che le annate successive all’04, che hanno avuto un’andamento climatico più consono, che sembrava potesse essere d’auspicio ad’un prodotto finito maggiormente interessante, invece, il prodotto finito non’è risultato altrettanto meritevole.


Il Kékfrankos affonda le sue radici in un terreno la cui tessitura ha un frazionamento granulometrico decrescente a scalare partendo dalle radici sabbia per poi salire gradualmente ed’affiorare in marna gessosa.


La cultivar Kékfrankos dell’azienda Pfneiszl ha un’età che s’aggira intorno ai trent’anni ed’il cinquanta% delle stesse piante che superano quest’età sono state innestati con un vitigno Magiaro antico ormai estinto “l’Heunisch”, ed’anche e soprattutto per questo ha suscitato in me un maggiore interesse per questa sua unicità.


Oririne Vinix - link - http://www.vinix.it/detail.php?ID=26406

Sito Web - Facebook - link - http://www.facebook.com/pages/Maurizio-Aguglia-Wine/104877107990?ref=ts

link - http://www.pfneiszl-vineyards.com/

domenica 26 luglio 2009

Nanfro 2004 + Similitudine ed'Analogia fra il Vino e l'Uomo

Dove: Sicilia - Italia
Denominazione: Igt - Indicazione Geografica Tipica
Tipologia: Rosso
Vitigni: Nero D'Avola
Alcool: 14%
Prezzo: € 8,00 circa
Data degustazione: 04/04/2009
Valutazione: @@@@@



Interessante espressione di Nero D’Avola in purezza proveniente dal comprensorio di Caltagirone (CT); da un vigneto di nome Nanfaro che giace in zona collinare a un’altezza di 450 mt., s.l.m. Ha un’età media di circa 15 anni, in un suolo di arenaria mediamente profondo stratificato dall’argilla e di tessitura prettamente sabbiosa, è allevato a contro spalliera con potatura a Guyot. Ha una resa per ettaro di 60 quintali. Fermenta e vinifica in acciaio a temperatura controllata. Sosta 10 mesi in barrique di II° passaggio, per poi passare 4 mesi in vasca di cemento, e dopo ancora, essere affinato per almeno altri 4 mesi in bottiglia. L’azienda opera in regime biologico certificato. E’ granato! Emana già a distanza il profumo dell’acqua di rose, incenso e polvere; sotto il naso dà ciliegie con marasche e violette, mallo di noce e spaziatura, tutto quanto addolcito da un’essenziale elevazione in barrique.Si adagia in bocca rilassato e ammorbidito, come se si sentisse a proprio aggio; questa impeccabile sensazione di piacevolezza e di eleganza la può offrire solo la sosta che Lui ha avuto in vasca di cemento. D'altronde, anche l’essere umano dopo avere trascorso una giornata “tumultuosa” sé si accinge a fare il bagno in una vasca né esce fuori, rilassato, morbido, più affabile e ingentilito, avendo giustappunto scaricato le tensioni e lo stress (similitudine e analogia fra il vino e l’essere umano). E’ ben bilanciato tra freschezza e morbidezza con tannini fini e addolciti che sembrano quasi inesistenti dalla loro gentile presenza. La chiusura in bocca è fresca, sapida e piacevolmente persistente.

Ineccepibile!
Creato dall’Enologo Vincenzo Bambina.

http://www.nanfro.com/

Origine Maurizio Aguglia Vinix - Wine & Food Social Network
http://www.vinix.it/detail.php?ID=26406